Consigli per la manutenzione dell'impianto elettrico di una barca

Consigli per la manutenzione dell’impianto elettrico di una barca

Il fai da te ha un fascino irresistibile, non importa l’ambito. Anche tra i proprietari di unità  da diporto, la maggior parte preferisce sistemare da sé eventuali problemi e malfunzionamenti, specie se percepiti di piccola entità. Come, per esempio, quelli legati all’impianto elettrico.

L’impianto elettrico delle barche

L’impianto elettrico di un’imbarcazione è alimentato a corrente continua ed è generalmente composto da:

  • batteria motore
  • batteria servizi
  • stacca batterie
  • quadri di distribuzione o comando

Come quasi ogni componente di una barca, necessita di essere controllato periodicamente, in particolare se non di recente fattura.

Molti diportisti preferiscono farlo in autonomia e sistemare per conto loro le possibili avarie. Di per sé questo non è un problema, tuttavia se non si è molto esperti si rischia di causare più danni che altro, mettendo in pericolo la sicurezza a bordo: è quindi importante conoscere bene le basi di una corretta manutenzione.

Le basi di un impianto elettrico: corrente e voltaggio

Innanzitutto, ricordiamoci che:

  • il voltaggio si misura in volt (V)
  • la corrente si misura in ampere (A)
  • la potenza si misura inwatt (W)
  • la resistenza si misura in ohm (Ω)

Tutti noi sappiamo che un alto voltaggio può essere letale, ma questo non significa che un sistema alimentato da soli 12V o 24V, come quello di gran parte delle imbarcazioni da diporto, sia meno pericoloso.

Molti credono che, visto il valore basso, si possono toccare i cavi senza troppi problemi. Tuttavia, la corrente che vi circola ha spesso livelli di amperaggio molto alti.

Questo spiega perché un cortocircuito casalingo crei al massimo una piccola scintilla, magari facendo saltare un fusibile. Sulle barche, invece, un cortocircuito spesso porta a un forte flash, che rischia di dar fuoco ai cavi poiché l’energia sprigionata è molto più elevata.

Cosa tenere a mente per prevenire incendi a bordo

Nella stragrande maggioranza dei casi, gli incendi a bordo di un’imbarcazione sono causati da malfunzionamenti del sistema elettrico.

Dobbiamo quindi prestare particolare attenzione allo stato di cavi, connettori e batterie e sostituirli ove necessario.

Inoltre, come regola generale, ricordiamoci che, quando la corrente è elevata, è importante che la resistenza sia bassa. Quindi dobbiamo assicurarci che:

  • tutti i connettori devono essere ben serrati;
  • meno giunzioni  ci sono, meglio è (ogni nuova giunzione aggiunge un po’ di resistenza).

Cavi e connettori

Se devi sostituire uno o più cavi, preferisci sempre cavi multifilari. Quelli a filo singolo, infatti, con il passare del tempo tendono a rompersi più facilmente.

Inoltre, meglio optare per cavi stagnati, così da prevenire corrosioni future.

Presta attenzione anche ai fusibili:

  • deve essercene almeno uno;
  • deve essere compatibile con le dimensioni del cavo (utilizza gli strumenti giusti, non provare soluzioni creative, tutti i componenti devono essere crimpati bene*);
  • deve bruciare prima che il cavo si sciolga.

* Per essere certo di non combinare guai, puoi comprare dei cavi pre-crimpati nei negozi specializzati.

Le batterie: regole generali

Prima di vedere quando sia il caso cambiare le batterie, vediamo alcuni assunti generali relativi al banco batterie:

  • le batterie devono essere dello stesso tipo, stessa età e stessa capacità;
  • se sostituisci solo una delle batterie, quelle nuova invecchierà più velocemente, portandosi allo stesso livello della vecchia;
  • servirebbero almeno due batterie per il motore, o almeno la possibilità di connettere facilmente un’altra batteria se quella del motore andasse in avaria;
  • la batteria motore utilizza molta corrente, per un breve periodo di tempo;
  • la batteria servizi utilizza poca corrente, per un periodo di tempo prolungato.

Le batterie: ottimizzare la carica

Se non navighi per un po’, ricorda che le batterie devono essere lasciate cariche quando non in uso. In particolare, per quanto riguarda le batterie al piombo:

  • se le lasci inutilizzate con carica al 50%, dureranno per altri 200 cicli
  • se le lasci carica al 70%, reggeranno altri 1200 cicli

Le batterie AGM e Gel, invece, hanno cicli di carica molto più lunghi.

Inoltre, se desideri prolungare la vita delle batterie, assicurati di:

  • avere tutti i connettori correttamente crimpati
  • pulire una volta all’anno il banco batterie, controllare che non ci siano segni di perdite o corrosione, controllare la ventilazione e ispezionare il fissaggio
  • risparmiare energia spegnendo le utenze che non utilizzi

N.B: puoi verificare la carica aiutandoti con un voltmetro digitale che mostri almeno due decimali.

Le batterie: verifica del loro stato

Per capire se sia il caso o meno di cambiare una batteria, devi fare controlli periodici, soprattutto mano mano che invecchia l’impianto. Nella tabella qui sotto abbiamo riassunto alcune delle caratteristiche da verificare:

TEST Buono stato Cattivo stato
Danni visibili No
Età della batteria Sotto i 4 anni Più di 5-6 anni

 

Il voltaggio della batteria a riposo è tra 12.4V-12.8V?

 

Sì, bene.

Se no ed è sotto i 12.4V, prova a ricaricare la batteria: se mantiene il voltaggio per almeno un paio di ore dopo la carica può continuare ad essere usata.

Se no, carica la batteria: se il voltaggio è sotto i 10.4V o non supera i 12.4V, allora può essere che una delle celle sia andata in cortocircuito.

Le batterie: il sistema di carica

Un altro aspetto da considerare è come le batterie vengono caricate. La carica infatti richiede tempo (normalmente una batteria si carica di circa il 10% all’ora), quindi è importante disporre di un caricabatterie di qualità che non le danneggi.

Inoltre, il caricatore dovrebbe essere la prima cosa da connettere alla corrente una volta tornati in porto (soprattutto se hai una barca a vela) e non guasta mai poter contare anche su un generatore esterno o comunque una fonte alternativa. Anche un piccolo pannello solare con un regolatore di carica può, ad esempio, contrastare l’autoscarica delle batterie evitando così la necessità di lasciare per lunghi periodi la barca connessa all’impianto di terra.

Ricorda infine che, più è vecchia la tua imbarcazione, maggiore potrebbe essere la necessità di cambiare l’impianto elettrico e di carica. Questo soprattutto se hai aggiunto nel tempo diversi nuovi apparecchi elettrici (per esempio, nuove lampade, pompe, radar, tv, frigoriferi, ecc.), che possono arrivare ad assorbire molta più corrente, lasciandone meno per la ricarica delle batterie.

10 consigli per una navigazione più sostenibile - parte 2

10 consigli per una navigazione più sostenibile – parte 2

Ci sono dei modi per ridurre il nostro impatto ambientale quando navighiamo?

La risposta a questa domanda è sì, ci sono diversi accorgimenti che possono aiutarti a navigare in maniera più sostenibile!

Abbiamo infatti raccolto diversi suggerimenti utili per tenere una navigazione più green: i primi 5 li trovi in questo articolo, mentre i restanti… be’, non ti resta che continuare a leggere.

Partiamo quindi da dove ci eravamo lasciati: il nostro consiglio numero 6.

6. Attenzione alla tossicità delle vernici antivegetative per lo scafo

Le vernici antivegetative applicate alle aree immerse delle imbarcazioni possono contenere metalli pesanti o sostanze tossiche per l’ambiente, visto il loro scopo.

Tuttavia, a seconda del tipo di barca e il suo uso, si possono utilizzare vernici che riducono il rischio di dispersione dei metalli pesanti in acqua. Certo, in alcune zone di navigazione è necessario impiegare vernici con ossido di rame per prevenire la formazione di alghe e incrostazioni ma in molti casi, specie nei bacini di acqua dolce, delle vernici antivegetative con elementi meno tossici sono più che sufficienti (per esempio, vernici a film con Teflon).

Inoltre, fai attenzione quando pulisci lo scafo ad usare tecniche non abrasive, soprattutto se per la tua imbarcazione hai applicato delle vernici autolegiganti o morbide, che si staccano più facilmente.

Se invece hai una barca di piccole dimensioni, il miglior consiglio è quello di tenerla a secco quando non in uso: in questo caso, infatti, è molto difficile che tu abbia bisogno di vernici antivegetative.

7. Smaltire correttamente la spazzatura e i rifiuti pericolosi

Ovviamente, per una navigazione sostenibile a impatto minimo, è molto importante non gettare i propri rifiuti in acqua, ma tenerli a bordo e poi smaltirli in modo corretto sulla terraferma.

Particolare attenzione va data allo smaltimento dei rifiuti pericolosi. Vernici e pennelli usati, batterie, antigelo, prodotti per la pulizia, olio, filtri dell’olio, carburante vecchio e altri rifiuti pericolosi devono andare nelle apposite strutture locali, non nel cestino della spazzatura nel parcheggio del porto.

Se non sei sicuro di dove portarli, chiedi agli addetti del porto o informati presso il gestore dei rifiuti della tua zona.

Ricorda, inoltre, che nel caso tu debba coprire la barca durante i lavori, la pellicola termoretraibile è fatta di materiale riciclabile: la maggior parte dei centri di riciclaggio e molti dei porti turistici più grandi hanno un posto dedicato dove lasciarla per la raccolta.

8. Navigazione sostenibile = corretta gestione delle acque reflue

Le acque reflue non smaltite adeguatamente dalle imbarcazioni da diporto rappresentano una delle principali cause dell’inquinamento in mare. È necessario quindi che vengano eliminate nel modo più opportuno, rispettando leggi e direttive in materia.

Nel caso delle imbarcazioni da diporto, la legge prevede che tutte le barche costruite dal 2008 in poi e dotate di servizi igienici devono essere dotate di un serbatoio per le acque nere o comunque di un sistema di trattamento delle acque reflue.

Gli scarichi di acque nere, grigie o di sentina sono severamente proibiti nei porti e nella zona più prossima alla costa (generalmente 3 miglia). Le acque nere non trattate possono essere sversate al largo (solitamente oltre 15 miglia) ma è necessario zona per zona informarsi su eventuali restrizioni particolari dovute alla caratteristiche dei bacini.

In ogni caso, meno sversamenti in acqua effettui, meglio è per l’ambiente. Al giorno d’oggi molti porti sono attrezzati per lo smaltimento corretto delle acque reflue delle imbarcazioni e possono disporre di addetti per lo svuotamento dei serbatoi con apposite pompe: rivolgiti a loro per uno smaltimento corretto.

9. Sii gentile con il fondale

Questo può essere un grosso problema o non esserlo affatto, poiché dipende da dove si va con la barca. Tuttavia, ovunque ci sia vita marina sul fondale, le barche e, specialmente, le ancore possono avere un impatto drammatico.

In alcune aree (come le barriere coralline o le Aree Marine Protette) è illegale ancorare a causa dei danni che l’ancora può causare a piante e animali marini.

10. Previeni la diffusione di specie acquatiche invasive: pulisci bene la tua barca

Questa è una preoccupazione tipica per chi naviga in acque interne o su unità carrellabili, ma può essere valida anche altrove: esistono delle specie acquatiche (piante, molluschi, ma anche batteri particolari) che possono “sfruttare” la tua imbarcazione come mezzo di trasporto per “spostarsi” tra uno specchio d’acqua e l’altro, perché rimaste “imprigionate” al suo interno (o esterno).

L’introduzione di nuove specie in un qualsiasi ambiente è problematica e può causare squilibri nell’ecosistema locale. Il modo migliore per prevenire tutto ciò è “pulire, scaricare, asciugare”:

  • ispeziona la tua barcaalla ricerca di alghe e rimuovile immediatamente dopo averla tirata a secco;
  • lava accuratamente l’imbarcazionetra un viaggio e l’altro;
  • lasciala asciugare per alcuni giorni prima di farla navigare in una nuova area;
  • assicurati di svuotare la sentina, il pozzetto, il sistema di lavaggio dell’acqua grigia e qualsiasi altra cosa che possa contenere acqua (e possibili specie “clandestine”)

Non dimenticare di controllare anche il motore: sicuramente già lo sciacquerai per manutenzione tra un uso e l’altro, ma a questo punto diventa doppiamente importante farlo, per evitare di trasportare involontariamente specie invasive per altri ambienti.

 

Questo era l’ultimo dei nostri 10 consigli per una navigazione più sostenibile e se ti sei perso i primi 5, li puoi trovare cliccando qui.

E se li hai ritenuti utili, condividi questi articoli: più persone navigheranno in modo responsabile e sostenibile, meglio è per tutti!

10 consigli per una navigazione più sostenibile - parte 1

10 consigli per una navigazione più sostenibile – parte 1

Poco dopo il suo passaggio, la scia di una barca svanisce in fretta, ma come navigatori dovremmo sempre ricordarci che l’impatto della nostra imbarcazione non sparisce così in fretta, anzi. È importante riconoscere che ciò che facciamo ha un impatto sulle acque che amiamo e che ci sono modi per rendere le nostre “impronte di scia” più sostenibili, salvaguardando gli ambienti marini.

Proteggere l’ambiente e seguire le migliori pratiche di navigazione sostenibile richiede uno sforzo consapevole da parte di tutti noi e inizia con il modo in cui navighiamo, dove lo facciamo e i prodotti che usiamo sulle nostre barche.

L’attenzione a questi dettagli non solo aiuta a salvaguardare l’ambiente, ma può portare a migliorare anche il nostro tempo passato sull’acqua, che può diventare più piacevole, conveniente e divertente.

Ecco quindi alcuni consigli per una navigazione pulita e sostenibile, da tenere sempre a mente quando si è in acqua.

1. Prevenire gli scarichi oleosi per una navigazione più sostenibile

Se hai una barca con motore entrobordo o entrofuoribordo, puoi mettere un tappetino o un panno assorbente e fissarlo nella sentina e sotto il motore, così che possa assorbire eventuali perdite d’olio. Controllalo regolarmente per evitare che intasi la pompa di sentina e smaltiscilo come rifiuto pericoloso in un porto o in un centro di raccolta apposito.

Oltre a questo, puoi anche seguire alcuni consigli per quando devi cambiare l’olio nella tua imbarcazione:

  • trasferisci l’olio in un contenitore ermetico servendoti di una pompa per il cambio dell’olio;
  • porta l’olio motore usato in un centro di riciclaggio;
  • quando rimuovi il filtro dell’olio, avvolgilo in un sacchetto di plastica o in un panno assorbente per evitare perdite.

2. Mantieni il motore ben regolato, mantenuto e ispezionato

Un motore ben mantenuto massimizzerà l’efficienza del carburante e la vita del motore stesso. Questo non solo aiuta a ridurre il proprio impatto ambientale, ma fa risparmiare denaro perché si potrà andare più lontano e più velocemente con ogni litro di carburante.

Assicurati anche di ispezionare visivamente le parti del sistema di propulsione della barca, come i serbatoi del carburante e le linee di alimentazione, che rischiano di perdere efficienza con il tempo.

Ispeziona anche l’elica, pale piegate e ammaccature comportano un calo di efficienza della barca e di conseguenza un maggior dispendio di risorse.

Ricorda: se individui dei problemi, prima li ripari meglio è.

3. Riempi lentamente il serbatoio di carburante

Quando fai rifornimento, non avere fretta. Riempi lentamente il serbatoio e non colmarlo fino all’orlo, ma lascia almeno un 10% di spazio vuoto, dove il carburante possa poi espandersi in fase di riscaldamento. In questo modo eviti di farlo traboccare.

Inoltre, per prevenire ulteriori fuoriuscite, durante il rifornimento è buona prassi servirsi di stracci o tamponi per raccogliere eventuali gocce di carburante in eccesso.

Se versi accidentalmente del carburante (o dell’olio), non usare mai del sapone per disperderlo, aumenterebbe solo i danni all’ambiente. Avvisa invece l’assistenza del porto, dovrebbero avere tutta l’attrezzatura necessaria per agire rapidamente.

4. Rallenta e naviga in modo responsabile

La maggior parte delle moderne barche a motore va piuttosto veloce e correre a tutta velocità per la baia potrebbe essere divertente, all’inizio. Navigando a una velocità di crociera inferiore, però, non solo ti godi di più il tuo tempo in barca, ma diminuisci anche la tua impronta di carbonio. L’ambiente non potrà che ringraziare.

La velocità di crociera ideale è quella più efficiente, cioè quella in cui l’imbarcazione ottiene il più basso numero di litri/miglio, cosa che si raggiunge generalmente intorno ai due terzi di manetta.

Nella maggior parte dei moderni sistemi di alimentazione, è possibile scorrere il monitor del motore e trovare il display litri/miglio, mettere la barca in assetto orizzontale e poi aumentare gradualmente la velocità fino a quando il valore litri/miglio raggiunge il minimo. Annota a quanti giri al minuto sta girando il motore a quel valore di litri/miglio. Ecco, quello è il numero della velocità di crociera efficiente della tua barca.

Inoltre, in questi casi è importante utilizzare il regime di rotazione ovvero i Giri /min, non la velocità in nodi. Fattori come il vento e la corrente possono indurre la barca a funzionare a velocità diverse in condizioni diverse, ma è possibile impostare costantemente l’acceleratore su un determinato numero di giri.

Oltre a rallentare, non dimenticare di tenere a mente i tre pilastri principali del “navigare responsabilmente”:

  • ridurre al minimo i passaggi ripetuti nella stessa zona;
  • mantenere la musica a un livello responsabile;
  • mantenere almeno la distanza dalla riva prescritta dalle norme e dalle locali ordinanze.

5. Riduci al minimo la manutenzione in acqua

Fai la manutenzione sulla terraferma.

Se proprio non è possibile e devi fare degli interventi mentre sei in galleggiamento, ricorda di:

  • raccogliere i rifiuti per minimizzare il tuo impatto ambientale;
  • usare teloni e aspirapolvereper raccogliere facilmente gocce, polvere e detriti e smaltirli correttamente.

Se hai il motore fuoribordo, è molto più facile e sicuro eseguire le regolari operazioni di manutenzione (come cambio dell’olio, del filtro del carburante e la messa a punto) sulla terraferma che in acqua.

Ricorda inoltre che anche i lavori di manutenzione più semplici, come la pulizia della barca, possono avere una ricaduta in mare, quindi assicurati di usare prodotti di pulizia appositi, come saponi per barche non tossici e senza fosfati. Se devi utilizzare un detergente caustico, fai il lavoro sulla terraferma, dove è molto più facile contenere le fuoriuscite ed evitare pasticci.

Questi sono i primi 5 dei nostri 10 consigli su come navigare in maniera più green e sostenibile per l’ambiente. Seguici sui social per non perdere l’uscita della seconda parte.

DECRETO CORRETTIVO DEL NUOVO CODICE DELLA NAUTICA DA DIPORTO 2020

31 correzioni apportate al codice

Il decreto legislativo 12 novembre 2020, n. 160 – Disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 3 novembre 2017, n. 229, concernente revisione ed integrazione del decreto legislativo 18 luglio 2005, n. 171, recante codice della nautica da diporto ed attuazione della direttiva 2003/44/CE, a norma dell’articolo 6 della legge 8 luglio 2003, n. 172, in attuazione dell’articolo 1, comma 5, della legge 7 ottobre 2015, n. 167 – è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale ed entra in vigore il 22 dicembre 2020.

Il decreto correttivo contiene interventi su 31 articoli e ha come obiettivo quello di dare al Codice una maggiore completezza e sistematicità tenendo conto anche delle questioni emerse in sede di prima applicazione del medesimo provvedimento. Di seguito sono indicate alcune delle novità introdotte.

Il decreto correttivo del nuovo codice della nautica da diporto 2020 permette di:

  • colmare le lacune di aggiornamento dei procedimenti amministrativi, al fine di rendere completamente operativo il sistema telematico del diporto e snellire gli adempimenti. Nel vecchio codice, alcune procedure relative al rilascio della licenza di navigazione provvisoria non erano contemplate nel contesto di quelle effettuabili in via telematica, ovvero, erano rimaste cartacee. Con la misura correttiva, andando allo sportello telematico, l’armatore può ora ottenere una licenza provvisoria, e con quella già fare l’imbarco dell’equipaggio e la licenza dell’apparato VHF, potendo dunque navigare subito. Si accorciano dunque i tempi necessari per ottenere la navigabilità dell’unità, uno dei fattori per i quali facevano più concorrenza le bandiere estere;
  • consentire al cantiere costruttore di un’unità da diporto, ove per qualsiasi ragione non riesca a concluderne la vendita, di poterla immatricolare a proprio nome, per dare sbocco a un mercato a “km zero”. I cantieri costruttori di unità da diporto possono ora intestare la barca a sé stessi e possono utilizzarla per attività, ad esempio, noleggio. Questo apre il mercato a un modello che nel mercato dell’auto esiste da anni, il Kilometro zero. Il concessionario non si trova quindi più obbligato a tenere bloccata una barca nuova non venduta, ma può sfruttarla o lanciarsi in un nuovo business, adibendo una nuova barca nuova a noleggio per poi venderla successivamente;
  • prevedere una disciplina per la navigazione di “droni”. Una norma che va a colmare un vuoto normativo, introducendo la possibilità di attività commerciale, o assistenza, o rimorchio, o, ad esempio, monitoraggio di un campo boe, che possa esser eseguita da un drone;
  • introdurre nuove forme di utilizzo commerciale delle unità da diporto, in linea con le raccomandazioni espresse dal Consiglio di Stato, per dare supporto alla dinamicità del settore;
  • prevedere sanzioni per l’esercizio abusivo dell’attività di scuola nautica;
  • correggere la disciplina delle patenti nautiche, con finalità di inclusione sociale delle persone diversamente abili e degli anziani e la possibilità di effettuare le visite mediche direttamente presso le scuole patenti;
  • introdurre un’anzianità di almeno tre anni di patente nautica per il comando di unità da diporto in attività di noleggio occasionale, al fine di garantire maggiore sicurezza. Il noleggio occasionale permette al proprietario di imbarcazione (ricordiamo che per i natanti non è previsto il noleggio occasionale), di noleggiare la propria barca fino a un massimo di 42 giorni l’anno. Con la correzione, è stato stabilito che il proprietario deve essere in possesso di patente nautica da almeno 3 anni;
  • l’istituzione dell’archivio nazionale dei prodotti delle unità da diporto, al fine di contrastare l’immissione sul mercato di prodotti fraudolenti che provochino incidenti o infortuni. Questa è una vera novità, a tutela delle aziende produttrici di prodotti per la nautica da diporto sia per la sicurezza del diportista. Se si verificano degli incidenti su prodotti per la nautica, tali prodotti saranno inseriti in una lista nera che andrà a bandirli dal mercato in quanto non conformi o pericolosi. Il consumatore è tutelato perché non dovrebbe trovarsi in condizioni di acquistare, anche in buona fede, un prodotto che ha già causato incidenti. Il produttore, onesto, viene tutelato dal ritrovarsi sul mercato prodotti non conformi o contraffatti in concorrenza. La banca dati sarà gestita dal ministero dei trasporti.
  • previsione di aree destinate a ormeggio a secco nei piani regolatori dei porti mercantili, ogni porto commerciale ha l’obbligo di avere un piano regolatore PR, e tali PR dovranno ora specificare quali siano le aree destinate agli ormeggi a secco. Molti porti mercantili hanno aree non più utilizzate, qualunque soggetto privato può dunque chiedere ora una concessione demaniale per fare ormeggio a secco, il nuovo codice è lo strumento giuridico per obbligare il porto in questione a rispondere alla domanda riferendosi al piano regolatore.

 

Qui il DECRETO LEGISLATIVO 12 novembre 2020, n. 160 completo

 

Fonti: Giornale della vela, Sailbiz

rinnovo certificato di sicurezza nautica

RINNOVO DEL CERTIFICATO DI SICUREZZA

è tempo di rinnovare il certificato di sicurezza!

Hai controllato la data di scadenza del certificato di sicurezza della tua imbarcazione? Se è in scadenza contattaci! ENAVE esegue visite e accertamenti per il rilascio, rinnovo e convalida del certificato di sicurezza e altri accertamenti previsti dal Codice della Nautica.

Il rinnovo avviene immediatamente dopo l’accertamento tecnico da parte di ENAVE.

Provvederemo noi stessi ad avvisare la Autorità Marittima 48 ore prima della visita di accertamento. Dal momento della visita ENAVE è in grado di produrre l’ attestazione di idoneità sia per l’Autorità Marittima che per il diportista in tempi brevissimi.

Per richiedere un accertamento tecnico è sufficiente CLICCARE QUI e compilare il form per ottenere un preventivo

 

ANALISI FLUIDI DI BORDO

Da oggi puoi rivolgerti ad ENAVE per avere l’analisi dei fluidi presenti nei macchinari di bordo, dai motori principali di propulsione, ai gruppi elettrogeni, verricelli, centraline idrauliche ecc…

Con analisi dei fluidi di bordo si intende l’attività di analisi delle proprietà chimico-fisiche del fluido (di lubrificazione o di raffreddamento) dopo un certo periodo di utilizzo, nonché la ricerca di eventuali contaminanti, allo scopo di ottenere informazioni sulle condizioni operative del sistema e sulle condizioni del fluido stesso.

Lo scopo principale degli esami è la ricerca dei “segnali deboli”, contenuti nel fluido in uso, sotto forma di contaminanti o suo degrado chimico/fisico, che possono aiutare a preservare l’integrità della macchina e del sistema collegato.

Nel settore marino, la propulsione è un ambito in cui il controllo e la “prevenzione” divengono essenziali per preservare il bene da eventuali gravi avarie e per garantirne la sicurezza nell’impiego, sia per motori a benzina che per motori diesel.

L’ uso discontinuo dei motori peggiora talvolta la loro conservazione, favorendo fenomeni di corrosione galvanica e degrado delle superfici esposte. La presenza di gasolio incombusto (ancora peggio di benzina) compromette la viscosità del fluido causando fenomeni di usura, specie in fase di avviamento.

Controllare lo stato operativo e di degrado funzionale di un propulsore, mediante analisi dei fluidi, è un’operazione poco costosa per l’armatore, e dà in breve tempo risultati utili per la valutazione del propulsore in esame.

Le analisi effettuate sugli oli lubrificanti (o idraulici) usati, provenienti cioè da meccanismi in esercizio, per verificarne l’effettivo “stato di salute”, rientrano nella categoria dei “controlli non distruttivi” e hanno valore essenzialmente diagnostico e preventivo, grazie a questa capacità di “leggere” in un fluido, lo “stato di salute” di un macchinario. È possibile comprendere immediatamente la gravità di un eventuale danneggiamento di un componente meccanico, o prevenire una incombente grave avaria.

ENAVE offre a tutti i propri clienti, a prezzi vantaggiosi, un servizio di monitoraggio degli oli e dei grassi per la lubrificazione, dei liquidi di raffreddamento e dei combustibili di qualsiasi motore o macchinario in esercizio, cogli l’opportunità e CONTROLLA LO STATO DI SALUTE DELLA TUA IMBARCAZIONE O DI QUELLA CHE VUOI ACQUISTARE.

Contattaci al numero 0721 1866487 o invia un e-mail a info@enave.it per maggiori informazioni.

BREXIT in BRIEF – É il momento della transizione

In questo periodo di emergenza COVID-19 è essenziale prepararci a ripartire guardando alla realtà futura con tutte le possibili novità, facciamo un po’ di chiarezza per gli operatori economici in merito alla Brexit.

Dal 1° febbraio 2020, il Regno Unito si è ritirato dall’Unione europea ed è diventato un “paese terzo” . L’accordo di recesso prevede un periodo di transizione che terminerà il 31 dicembre 2020. Fino a tale data, la legislazione dell’UE è applicabile anche al Regno Unito.

Durante il periodo di transizione, l’UE e il Regno Unito negozieranno un accordo su un nuovo partenariato, prevedendo in particolare una zona di libero scambio. Tuttavia, non è certo se tale accordo sarà concluso ed entrerà in vigore alla fine del periodo di transizione. In ogni caso, questo creerebbe una accordo che, in termini di condizioni di accesso al mercato, sarà molto diverso dalla partecipazione del Regno Unito al mercato interno, nell’Unione doganale dell’UE e nel settore dell’IVA e delle accise.

Pertanto, tutte le parti interessate, e in particolare gli operatori economici, devono valutare  la propria situazione giuridica alla fine del periodo di transizione.

Un operatore economico stabilito nell’UE che, prima della fine del periodo di transizione, era considerato un distributore UE di prodotti ricevuti dal Regno Unito, diventerà un importatore ai fini della legislazione sui prodotti dell’Unione Europea. Questo operatore dovrà rispettare gli obblighi applicabili a un importatore, per quanto riguarda in particolare la verifica della conformità del prodotto e, ove applicabile, l’indicazione dei suoi dati di contatto sul prodotto o sulla sua etichetta.

Alla fine del periodo di transizione, gli organismi notificati del Regno Unito perderanno il loro status di organismi notificati dall’UE e saranno rimossi dal sistema informativo della Commissione sulle organizzazioni notificate (banca dati NANDO). Quindi, gli organismi notificati del Regno Unito non saranno in grado di svolgere compiti di valutazione della conformità ai sensi della legislazione sui prodotti dell’Unione Europea.

Dunque sarà necessario che gli operatori economici facciano domanda per un nuovo certificato rilasciato da un organismo notificato dell’UE, o organizzino un trasferimento della documentazione e del certificato corrispondente dall’organismo notificato del Regno Unito a un organismo notificato dell’UE, a cui subentrerebbe quindi la responsabilità per quel certificato.

L’articolo 41 dell’accordo di recesso prevede che un bene esistente e individualmente individuabile legalmente, immesso sul mercato nell’UE o nel Regno Unito prima della fine del periodo di transizione possa essere ulteriormente reso disponibile sul mercato dell’UE o del Regno Unito e circola tra questi due mercati fino a raggiungere l’utente finale. Laddove previsto dalle disposizioni applicabili del diritto dell’Unione, un tale bene può anche essere messo in servizio nell’UE o nel Regno Unito.

La nozione di immissione sul mercato si applica ai singoli prodotti. Di conseguenza, questa disposizione si applicherà solo ai singoli prodotti che sono stati immessi sul mercato nell’UE o nel Regno Unito prima della fine del periodo di transizione, ma non al tipo o alla serie di prodotti in modo generale.

L’operatore economico che fa affidamento a tale disposizione ha l’onere di dimostrare, sulla base di qualsiasi documento pertinente, che il bene è stato immesso sul mercato nell’UE o nel Regno Unito prima della fine del periodo di transizione. Tale prova può essere fornita sulla base di documenti normalmente utilizzati nelle transazioni commerciali.

Ai fini di tali disposizioni, si precisa che, per “immissione sul mercato” si intende la prima fornitura di un bene per la distribuzione, il consumo o l’uso sul mercato nel corso di un’attività commerciale, in cambio o in pagamento o gratuitamente. ” Messa in servizio “significa primo utilizzo di un bene all’interno dell’Unione Europea da parte dell’utente finale per gli scopi per i quali è destinato o, nel caso di equipaggiamento marittimo, l’imbarco.

Al contrario, le seguenti situazioni non sono considerate come immissione sul mercato:

  • Prodotti preordinati, non ancora prodotti
  • Contratto per la fornitura di beni fungibili (ad es. X unità di prodotto Y, non identificabili individualmente)
  • Merci fabbricate e conservate nelle scorte del produttore, ma non ancora fornite per la distribuzione, il consumo o l’uso
  • Offerta generica di un prodotto on-line (solo dopo che un ordine è stato effettuato e confermato da un cliente, il bene specifico oggetto della transazione pronto per la spedizione è considerato immesso sul mercato).

Fonte : Official website of the European Union

 

 

La nautica riprenderà dopo il Coronavirus…sei PRONTO A SALPARE?

Il Coronavirus sta imperversando in Italia come in tutto il mondo ed ha rallenatato la Nautica da Diporto.

Attendiamo, speriamo a breve, una forte ripresa . Per questo vogliamo farci trovare pronti quando questo accadrà.

Presto le restrizioni verranno allentate, ci auguriamo che ogni armatore inizi da adesso a prendersi cura della propria barca prenotando la visita per il rinnovo del certificato di sicurezza. ENAVE fisserà la visita entro 7 giorni dal termine delle restrizioni previste nella propria zona.

In occasione di questo delicato momento, ENAVE in qualità di Organismo Notificato, ha definito una speciale scontistica del 10% sul proprio listino per il rinnovo del certificato di sicurezza.

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Un codice univoco che ti permette di identificare e verificare l’autenticità di ogni singolo attestato.

ENAVE utilizza un sistema digitale che permette la generazione di un “QR CODE” che viene automaticamente, ed in maniera univoca, associato ad ogni attestato emesso.

In questo modo, inquadrando con un App di lettura del proprio dispositivo mobile il QR CODE presente sull’attestato ENAVE, si verrà automaticamente reindirizzati ad una pagina del sito web di Enave. In questa pagina, visibile solo al possessore del’attestato, compariranno i dettagli del certificato in questione a garanzia dell’autenticità dell’emissione e con l’informazione aggiuntiva della data di scadenza.

Introducendo questo sistema di controllo ENAVE garantisce ai propri clienti la tracciabilità e rintracciabilità delle informazioni.

È molto semplice, basta seguire questi tre passi:

  • PRENDI IL TUO DISPOSITIVO MOBILE ADIBITO ALLA LETTURA DEL QR-CODE
  • INQUADRA IL QR-CODE PRESENTE SULL’ATTESTATO ENAVE
  • VERIFICA I DATI

Non ti resta che provare!

Citofonare ENAVE: vieni a conoscerci uno ad uno – Vi presentiamo Valeria Ribaldi

Prosegue la nostra rubrica di “citofonare ENAVE”, che vi racconta di chi, ogni giorno, contribuisce alla crescita della nostra azienda.

Continua la presentazione dei nostri Tecnici Operativi che formano il tessuto portante della nostra rete di esperti che ci permette di essere presenti in modo capillare su tutto il territorio nazionale e in diverse località estere, dandoci la possibilità di svolgere visite e di risolvere ogni tipo di problematica con efficienza ed efficacia.

L’undicesimo appuntamento di “citofonare ENAVE” è dedicato ad una donna solare, positiva ed entusiasta.

Oggi è il turno di Valeria Ribaldi, tecnico operativo che ricopre le aree del ponente Ligure e alta Sardegna.

Nata a Mantova ma naturalizzata ligure, ha studiato all’università di Genova per diventare Ing. Navale dopo un diploma da perito Elettrotecnico.

La sua prima esperienza lavorativa, nel porto di Genova, è stata nell’ambito delle eliche navali per poi, trasferita a Varazze, passare in un cantiere di refitting su unità medio-piccole.

Lavora con Il Team di Enave dal 2015, quando, dopo un trasferimento in Sardegna e il rientro a Varazze, ha intrapreso la libera professione.

Oggi si dedica al lavoro, alla corsa (quest’anno la sua prima maratona) ed a una figlia super speciale (inevitabilmente inserita nel mondo della nautica e dello sport), facendo da pendolare tra Varazze ed Olbia.

 

Qui potete trovare gli articoli che parlano dell’Ing. Francesco Prinzivalli , dell’Ing. Alessandro Suardi , dell’Ing. Giulia Cresci , di Elisa Bacchiocchi, di Andrea Pippa e di Stefano Signori.